La V edizione del Camporeale Day conferma l’alta qualità dei vini di questo comprensorio

di Antonio Carullo

Anche la V edizione del Camporela Day si è conclusa.
Una manifestazione che nasce in una piccola realtà dell’ entroterra palermitano ma che in questi anni, grazie all’ ottime capacità di organizzazione e comunicazione, riesce a ricucirsi un pubblico sempre più curioso e appassionato
Ebbene sì: la micro-realtà siciliana si afferma a pieni voti nel mondo vinicolo dell’Italia.
Entrando nel paese di Camporele si ci imbatte in stand con i prodotti tipici Camporealesi fino ad arrivare al clou della manifestazione dove i più noti produttori del comprensorio fanno degustare le proprie eccellenze
Winelovers, giornalisti e sommelier e tantissimi appassionati confrontano i vari vitigni delle varie cantine e cercano di comprendere quale sia la novità dell’ anno o comunque quale vino afferma il giusto abbinamento a tavola
Tra i workshop più interessanti la storica verticale di Kaid, una verticale con 8 diverse annate 2016, 2015, 2014, 2013, 2010, 2008, 2007, 2001. altro approfondimento non da meno il viaggio tra i vitigni autoctoni, MAsterclass sulle varieta’ autoctone siciliane e sulle caratteristiche peculiari che assumono nel territorio dell’Alto Belice. Interessante anche la Masterclass vini alla prova del tempo condotta dall’esperienza di degustatore del Delegato Ais di Palermo Luigi Salvo

Tra i tantissimi vini degustati, Ecco i vini che mi hanno colpito maggiormente 

PortaDel Vento Trebbi’ Trebbiano Un vitigno per troppo tempo poco considerato che invece oggi riesce a donare grandi espressioni varietali. Naso tra glicine, pesca bianca, mandarino ed erbe aromatiche fresche, sorso pieno e di buona persistenza.

Di Bella Esperides Cataratto 2017   E’ un’esplosione di note floreali e fruttate, erbacee e minerali, ha sorso teso e lungo. Il Cataratto  riesce a donare grandi espressioni varietali. ricco di note di frutta tropicale, melone cantalupo, salvia e timo, si sorseggia con grande piacere.

Todaro Catarratto Ginestra 2016  Avvolgente al naso tra il frutto e le note minerali, note olfattive di ginestra, pesca, pepe bianco e toni salmastri. Coerente al gusto, dona frutto ben sostenuto dall’acidità, finale persistente.Spadafora Siriki Grillo 2015 Fermentazione spontanea in vasca di acciaio, a temperatura controllata. Macerazione 25 giorni sulle bucce ed un anno sui lieviti. Bello al naso con glicine e camomilla, pesca bianca, agrumi, canfora e oliva verde. Sorso avvolgente e basato sul frutto, poi sentori vegetali, sorso teso e di bella sapidità.Salire de la Tour La Monaca 2016 Syrah E’ un delizioso Syrah tutto frutto e spezie, mora ed amarena, macchia mediterranea. Espressione varietale e fresca al palato, dalla beva intrigante tra tannini ben espressi e modulata acidità,

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Granato 2000 Foradori. Il Teroldego infinito. L’abbiamo abbinato con…

di Antonio Carullo

Nel 1986 da una vecchia vigna a pergola vengono prodotte le prime bottiglie di Granato.

Il Teroldego , storicamente negli ultimi quaranta anni, salvo poche eccezioni, è stato considerato un vino “rude” da abbinare a un certo tipo di cucina montana, tradizionalmente sostanziosa e ricca di grassi animali.

Si conferma un vitigno molto sensibile a qualsiasi – seppure minima – deviazione da quello che è l’andamento ottimale dell’annata.

In altre parole, basta poco, a volte pochissimo, perché il vino, da potenzialmente pieno, completo e soprattutto maturo, diventi invece acerbo e carente nella struttura tannica, pur conservando spinta e volume.

Allo stesso tempo, se è vero che in gioventù fatica a concedersi, è altrettanto vero che il Granato sembra avere nei dieci anni – con alcune eccezioni – l’arco massimo e ottimale del suo sviluppo.

Di questo vitigno pochi anni fa si producevano quantità elevate per ettaro, per cui il vino era povero di estratti, mancava di struttura  e capacità di invecchiamento.

Di ben altra considerazione godeva il Teroldego 100 anni fa, quando ,Edmund Mach, incaricato di fondare e dirigere l’istituto di San Michele all’Adige, si adopera in ogni modo per rivalutare i vitigni locali e creare i presupposti per una produzione di qualità.

Il Granato, e più in generale il Teroldego, è un vino difficile da inquadrare e da valutare, sia per la sua naturale predisposizione ad una scontrosa esuberanza in gioventù (che a volte può ingannare sul reale potenziale del vino e dell’annata) sia per un’impostazione organolettica meno in sintonia  rispetto ad altri vitigni

 

GRANATO 2000 FORADORI Aprendolo con cura, a poco a poco , offre sensazioni uniche di perfetta evoluzione pur mostrando i suoi 18 anni e dopo aver trascorso qualche ora nel bicchiere dona grande soddisfazione.
Il colore è rubino con riflessi di sprint, al naso risulta pulito di viola appassita, frutta rossa sotto spirito, variegate note terziarie di humus, fungo ed eucalipto, cioccolato fondente e thè nero.

Mi sorprende la beva che, oltre all’aspettata morbidezza, mette in luce una materia ancora viva di frutto e spezie, sapori di terra in un finale trionfante.

L’italia degl’autoctoni e dei grandi vini!

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L’ABBINAMENTO: L’abbiamo abbinato ad un filetto di maialino lardellato, funghi porcini (Boletus Edulis) e cipollotto caramellato. Esplosivo al palato!

 

 

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